Si chiama Foxie l’ultima birra (fugace) di casa Hibu

Rossa da non poterne più, dolce e allo stesso tempo acida come un lampone, ti attira con uno sguardo e poi ti cattura con un sorriso. E’ una birra fiamminga, per cui tieniti forte, fai un lungo respiro ed abbandonati fra le sue braccia, sapra ricompensarti. Ma ricorda: sarà disponibile solo fra marzo ed aprile, dopodiché i suoi lamponi appassiranno e lascerà la scena alla “Mango li Cani”, sorella di scorribande Hibu.

L’8 marzo è decisamente un buon giorno per nascere femmina. Soprattutto per una rossa. Soprattutto se artigianale, meglio ancora se agricola. Si chiama Foxie ed è l’ultima birra (fugace) di casa Hibu, il birrificio artigianale di Burago Molgora.

E Foxie si racconta così: “Sono una Flanders Red Ale dal leggero aroma aspro di quercia e lampone. Sofisticata, fruttata, lascio in bocca un buon sapore di malto, dalla complessa asprezza che sconfina nell’acidità. Il tutto con grande eleganza, di cui senza falsa modestia sono una vera esperta. Ambrata di buona trasparenza, vanto una schiuma fine e un corpo medio. Sono perfetta per antipasti o formaggi dolci, meglio se servita in un baloon come faresti con un vino. Perché anche se io e Bacco percorriamo strade parallele, un passaggio in botte non me lo toglie nessuno.

Ah che bella la vita, che meravigliosa invenzione la cucina, cosa farei se non esistessero amici con cui brindare. Ecco cosa sono, un valido motivo per ritrovarsi attorno ad un tavolo in attesa dell’estate, centellinando con piacere i miei profumi e le chiacchiere che so stimolare. Mi congederò da voi solo con l’incedere dell’estate, quando la temperatura delle giornate si assesterà tiepida virando verso il solleone, momento perfetto per cedere il passo alla Mango li Cani e alle tre stagionali primaverili create per voi dal mastro birraio Raimondo Cetani: Avanti March, Uaterlo, Dama Bianca.

Come per tutte le sorelle Hibu il malto d’orzo che c’è in me arriva dai terreni coltivati in Lombardia e in Basilicata dai nostri contadini. Per i luppoli c’è tempo, ma non vedo l’ora che sia completato il progetto sui luppoli autoctoni lombardi a cui, da oltre un anno, sta lavorando l’Università di Parma. Allora sì che sarò un’autentica “dama” fiamminga, conquistata dal fascino italico di una materia prima 100% made in Italy”.

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