Birra Alta Quota: sette anni di eccellenza nel segno del luppolo

Greta: l’ultima nata gluten free senza compromessi Anche per il Natale 2017 al via l’iniziativa “Prodotti della nostra terra” a sostegno delle realtà colpite dal sisma del Centro Italia. 

Una storia imprenditoriale fatta di grandi sacrifici e piccoli passi, di lavoro e di passione, sempre con particolare attenzione alla qualità, all’efficienza e alla sostenibilità della produzione. Sono riassumibili così i primi sette anni di vita di Alta Quota, il birrificio nato dalla volontà di Claudio Lorenzini e Emanuela Laurenzi nel marzo del 2010 a Cittareale, piccolo centro in provincia di Rieti, nel cuore dell’Alta Valle del Velino.

Da “laboratorio sperimentale di birra artigianale”, all’interno dei locali (di soli 40 mq) della vecchia scuola elementare, a progetto vincente rappresentativo di un intero territorio, con un nuovo ampio birrificio dotato di una sala cottura da 1.200 litri e comprendente un’osteria per la vendita e degustazione di birra, nonché di un museo dell’agricoltura locale. Un salto di qualità che ha permesso ad Alta Quota di consolidare la propria attività produttiva e di portare i suoi prodotti alla ribalta nazionale, configurando così il birrificio reatino come una piccola ma intraprendente e creativa realtà artigianale in grado di emergere in un mercato italiano che dimostra ancora buone potenzialità di crescita, con un’attenzione da parte dei consumatori, nei confronti delle craft beer, che non sembra volersi arrestare.

Una storia emblematica di eccellenza tricolore legata inestricabilmente al territorio di appartenenza. Una terra dalla bellezza selvaggia, ricca di natura incontaminata e di storia che purtroppo vive una situazione molto difficile dal 24 agosto 2016, aggravata ancor di più dai successivi violenti terremoti del 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017. Un sisma che non ha dato tregua a territori come quello di Cittareale, che si incunea tra l’Umbria e l’Abruzzo sfiorando le Marche, mettendoli moralmente ed economicamente in ginocchio. “Ma ovviamente – dichiara Claudio Lorenzini – non è nostra intenzione arrenderci e continuiamo a camminare per la nostra strada con entusiasmo ed emozione, perché l’economia e la nostra terra devono tornare a vivere. Orgoglio e voglia di riscatto, lavoro e ingegno per continuare a scrivere la nostra storia”.

Alta Quota ha voluto dare un proprio contributo alle diverse attività benefiche promosse con l’iniziativa, già portata avanti durante lo scorso Natale, “Prodotti della nostra terra”. È dunque possibile, anche in occasione delle prossime festività, acquistare dei pacchi dono contenenti le eccellenze agroalimentari prodotte nelle zone colpite dal sisma.

A sottolineare il forte legame con il territorio è l’uso di alcuni ingredienti locali, a partire dal più importante: l’acqua. E Cittareale è terra ricca di sorgenti di acque pure, limpide e cristalline. Ad essere usati nelle varie ricette, insieme ad altre materie prime di alta qualità, sono poi il farro o il peperoncino rocoto, anziché il luppolo fresco e il grano della varietà “Senatore Cappelli”, riprodotti e coltivati nel Centro Appenninico del Terminillo “Carlo Jucci” dell’Università degli Studi di Perugia. Tredici sono le birre attualmente in produzione, tutte rifermentate in bottiglia e naturalmente senza aggiunta di conservanti e additivi. Una linea caratterizzata da bevibilità, leggerezza, correttezza e costanza produttiva, a partire dalla prima nata, la Principessa, all’ultima, Greta, una gluten free innovativa e fatta senza compromessi, pensata per chi è intollerante al glutine ma non vuole rinunciare al gusto di una buona birra artigianale.

“Fin dall’inizio abbiamo fatto una scelta di qualità che potesse portare l’azienda fuori dal coro – sottolinea Lorenzini – che potesse farla emergere tra la grande concorrenza italiana. La qualità come strumento di crescita. Il consumatore deve poter trovare prodotti unici che possano dare sapori, che raccontino storie, che trasmettano emozioni, che facciano innamorare.”

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