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Sintesi del progetto “Selezione di luppolo autoctono in Lombardia” Prof. Tommaso Ganino, Università di Parma in collaborazione con birrificio Hibu

Coltivazione del luppolo e innovazione

Humulus lupulus L. o più comunemente luppolo è una pianta erbacea perenne e decidua che cresce spontaneamente in quasi tutta la penisola italiana ai margini dei boschi o in ambienti ruderali, che predilige i terreni fertili e ben lavorati.

Nonostante ciò le esperienze di luppolicoltura in Italia si sono limitate sino ad oggi alla coltivazione da parte di piccoli produttori di specie note e tipicamente coltivate all’estero da destinarsi prevalentemente alla birrificazione artigianale.

La pianta del luppolo presenta un’ampia variabilità genetica, sconosciuta per quanto riguarda gli “ecotipi” italiani che potrebbero presentare caratteristiche uniche e di pregio, requisiti particolarmente interessanti nell’ottica di una tipicizzazione del prodotto (birra).

Se il materiale di propagazione utilizzato fosse però rappresentato soltanto da quello già diffuso nei paesi nordici ci si troverebbe a competere con grandi imprese produttive la cui forza commerciale occupa una posizione già consolidata sul mercato europeo e mondiale.

Anche ipotizzando una superiorità qualitativa delle nostre produzioni difficilmente queste sarebbero tali da superare il gap competitivo dei prezzi applicabili poiché si tratterebbe comunque delle medesime varietà anche se coltivate in ambienti differenti.

Diverso sarebbe il quadro in presenza di una coltivazione condotta utilizzando germoplasma autoctono, cioè varietà del tutto nuove, ottenute attraverso la selezione di piante spontanee raccolte su territorio italiano.

La quasi completa assenza di una luppolicoltura rappresenta una problematica nel settore in crescita della microbirrificazione artigianale soprattutto in considerazione del nuovo modello di vendita diretta dei prodotti agricoli e il crescente interesse del consumatore che trova nel rapporto diretto con la produzione la condizione ideale per garantirsi prodotti agricoli che abbiano un legame diretto con il territorio di produzione.

Un’ altra considerazione a supporto dell’introduzione di questa nuova coltura nella nostra penisola nasce dall’osservazione dei dati relativi al settore agricolo e al fatto che l’agricoltura nel nostro paese rappresenterebbe un settore da tutelare e incoraggiare. Ciò poiché contribuisce a tenere viva la nostra cultura ma anche i nostri paesaggi, la biodiversità agraria e paesaggistica che per l’Italia, che è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti tipici certificati, rappresentano un valore aggiunto.

Da queste osservazioni e considerazioni nasce l’idea della coltivazione del luppolo in Italia che, oltre alle applicazioni nella birrificazione, potrebbe rientrare in quel ramo dell’agricoltura definito “Agricoltura polifunzionale”, rivolgendosi anche ad altre filiere: erboristica e cosmetica per la produzione di estratti, cosmetici ed integratori alimentari; vivaistica per la produzione di nuove varietà; fibra per la produzione di materiale coibentante, etc.

Il Progetto HIBU

La coltivazione del luppolo in Italia è possibile, ma per fare questo vi è bisogno di esperienza e innovazione. Per poter ottenere i benefici da questa coltura, sarà quindi necessario intraprendere simultaneamente attività di carattere agricolo e sperimentale.

Il primo aspetto può essere dato dalla coltivazione di cultivar di luppolo già noti, in questo senso l’Italia potrebbe produrre luppolo con caratteristiche qualitative diverse rispetto a quello coltivato in Europa o in America, sfruttando il terroir tipico dell’Italia (come già avvenuto in campo vitivinicolo). L’aspetto innovativo richiede una ricerca scientifica (condotta in questo caso dal prof. Tommaso Ganino dell’Università di Parma) per poter individuare luppoli “autoctoni lombardi” in modo da diversificare e introdurre sul mercato nuove varietà.

La ricerca del prof Ganino “Selezione di luppolo autoctono in Lombardia”

L’obiettivo è quello di selezionare un germoplasma autoctono, cioè varietà del tutto nuove, ottenute attraverso la selezione di piante spontanee raccolte in Lombardia, in cui da sempre il luppolo alligna nei microambienti più adatti. Lo studio della biodiversità del luppolo, sicuramente alta proprio perché si tratta di specie autoctona, non potrà non produrre genotipi caratterizzati da un alto potenziale qualitativo, e soprattutto genotipi caratterizzati da proprietà qualitative originali, diverse e tali da conferire ai prodotti (birre) sentori del tutto nuovi, tali da distinguerli da quelli dei prodotti normalmente in commercio, anche se di produzione artigianale.

Il progetto si articolerà su 6 fasi distinte

  • Reperimento germoplasma
  • Caratterizzazione germoplasma
  • Propagazione
  • Conservazione in campo collezione e valutazione agronomica
  • Comparazione delle qualità
  • Divulgazione

Il tutto non prescindendo dall’installazione di un luppoleto a Burago di Molgora, recuperando terreni agricoli attualmente non utilizzati.

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Sangermano18 è su Le Strade della Birra

29 Maggio 2017

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