Iscriviti alla nostra Newsletter

Per rimanere sempre aggiornato

* Privacy

Intervista: Graziano Melis di Scialandrone

Graziano Melis detto “Graki”, ideatore e birraio di Scialandrone ci racconterà in questa intervista la sua passione per la birra, gli inizi come homebrewer e tanti aneddoti legati alla sua lunga esperienza.

Graziano, com’è nata la passione per la birra e quali sono stati i tuoi primi passi nella birrificazione? 

La passione per la birra c’è sempre stata, il primo approccio possiamo dire che è stato nel 2007 quando mi hanno regalato il classico kit per produrre birra in casa, da qui mi sono appassionato a questo mondo, che già conoscevo da bevitore. Dal kit all’estratto più grani il passo è stato breve; pressoché immediatamente ho cominciato ad acquistare, tramite dei siti internet tedeschi, tutto il necessario per passare all’All Grain e non mi sono più fermato, e vi posso dire che le cotte non sono state poche!

Raccontaci com’è iniziata l’avventura “Scialandrone” e cosa significa questo nome? 

Questa domanda è ricollegabile alla precedente, diciamo che in un anno brassicolo riuscivo a produrre a casa, nella mia terrazza dai 500 a 700 litri di birra, che veniva molto apprezzata da amici e famigliari e proprio da loro è partita la spinta per passare alla produzione vera e propria.
Il nome Scialandrone mi ha sempre affascinato, mi ricorda l’infanzia; si tratta di un gioco di carte che spesso e volentieri si praticava in ambienti non troppo raccomandabili. Una volta passatempo dei reclusi nelle carceri di Buon Cammino, viene praticato ancora oggi in alcuni circoli di Sant’Avendrace e Sant’Elia. Al posto delle fiches, vengono usati i tappi schiacciati delle birre, presenti anche nel mio logo, e la posta in gioco era “mesu birra” (mezza birra) o una birra intera. Posso dire che lo Scialandrone, ben conosciuto anche da mio padre, che me ne parla da sempre, ha sempre evocato in me la birra e le allegre bevute in compagnia. 

Qual’è la tua filosofia produttiva e come nasce una tua birra? 

La mia filosofia produttiva si basa sulla semplicità, la birra per me deve essere convivialità, facilità di beva e compagnia. Diciamo che si può essere sofisticati e creare un prodotto di qualità anche senza complicarsi troppo la vita. Premetto però che i miei gusti sono molto particolari, a me piace tutto ciò che è inglese, tutto ciò che acido e tutto ciò che è imperial, ma, pensando al consumatore, preferisco realizzare delle birre bevibili, con una loro personalità, ma che ti permettano di chiacchierare tranquillamente al bancone del pub. 

Quante e che tipo di birre produci?

Attualmente produco 4 tipi di birre: la Barrosa, una pils con l’utilizzo di luppoli americani, 66 IBU, con il giusto compromesso tra lo stile di partenza e l’amaro deciso di una luppolatura di sostanza, la Bagonki una saison, stile belga elegante che mi intriga parecchio. La terza, la Brentemongia, è ancora una belga in stile blanche, facile da bere, dissetante, quasi da aperitivo, anche se nel suo piccolo cela una complessità data dalla speziatura e da malti abbastanza ricercati. L’ultima nata invece è un’imperial pils, Sa Morti Pillosa, ancora una volta con base tedesca e luppoli americani e del Pacifico che le conferiscono una base amaricante di 80 IBU, una bella alcolicità, ma che, allo stesso tempo, risulta godibile grazie all’equilibrio con la base maltata.     

Le tue birre hanno dei nomi davvero singolari, chi li ha scelti e cosa significano? 

I nomi si ispirano a modi di dire e soprannomi Cagliartani. La lista è molto vasta, ma non tutti possono essere utilizzati per svariati motivi. Sono però sempre alla ricerca di aneddoti o parole particolari del nostro dialetto. Anche recentemente mio padre mi ha raccontato un aneddoto simpatico che potrebbe dare lo spunto per il nome di una mia prossima birra ma per scaramanzia non vi anticipo ancora nulla.

Tornando alle mie birre, la Brentemongia ha un colore chiaro che il cagliaritano indicherebbe con l’espressione ”pancia di suora”. Sa Morti Pillosa invece è una birra “spaventosamente” amara e alcolica; per il caglairitano la morte, già brutta e spaventosa di per sé, lo è ancora di più se pelosa. Solitamente a Cagliari si affibbiava questo soprannome alle ragazza non proprio bellissime. La Barrosa è prepotente che è, appunto, il senso della parola sarda. Bagonki, infine, è una birra sfaccettata e divertente e le ho attribuito un nome che indicava i membri di una tribù africana impiegati nei circhi ottocenteschi.       

Scialandrone è una Beerfirm, anche se possiamo definirla atipica: spiegaci perché? 

Beerfirm per alcuni è una scorciatoia per fare birra, ovvero affidarsi a un birrificio che la produce per te, evitando tutti i rischi del caso sia pratici che economici.
Dal mio canto, io passo tantissime ore in birrificio, ho creato tutte le mie ricette, mettendo fisicamente mano all’impianto e avendo la fortuna di trovare chi mi ha ospitato, credendo nel mio progetto e permettendomi di lavorare concretamente alla creazione di una birra. Mi riferisco al collega Sergio Ciulu, del birrificio Horo di Sedilo, dove creo le mie birre e che voglio qui ringraziare per avermi insegnato tanto, e per avermi permesso di essere libero nel processo di produzione. 

Cosa pensi della nuova legge sulla birra artigianale?

Diciamo che mi lascia un po’ perplesso: da quel che ho letto, nella legge le beerfirm non sono contemplate; in più la soglia dei 200.000 hl mi sembra davvero alta. Vedremo come si svilupperà l’iter legislativo ma, per il momento, le perplessità restano. 

Quanto è importante la comunicazione al giorno d’oggi? Sei presenti sui social? 

La comunicazione al giorno d’oggi è importantissima; sul web, oltre ad avere un sito, sono presente su Instagram e Facebook e cerco di far conoscere attraverso questi canali quello che è il mio lavoro. Sono un mezzo gratuito che ti permette di arrivare ad un grandissimo numero di persone, cosa che prima non era possibile. 

Come è possibile differenziarsi in un mercato affollatissimo come quello delle birre artigianali italiane che conta oggi oltre 600 birrifici attivi? 

Con un prodotto di qualità. La qualità prima di tutto, l’etichetta ti inganna la prima volta, la seconda no. 

Oltre che in Sardegna dove vengono distribuite le tue birre? 

Visto la piccola produzione, le mie birre sono presenti, al momento, solo in Sardegna. 

I grandi marchi industriali hanno cominciato a produrre birre strizzando l’occhio alle artigianali, ultimi i casi delle Norden di Ceres e della H41 di Heineken; non credi che il consumatore inesperto possa rimanere confuso e non capire la differenza tra una birra “Crafty” e una artigianale? 

La confusione è tanta. I grandi marchi industriali hanno capito che il mondo delle artigianali sta “rubando” loro una piccola percentuale di consumatori, visto che la quota di mercato ha già raggiunto il 3% del totale, che può sembrare poco ma che, trattandosi di una percentuale in crescita, per grandi aziende comincia ad essere un’erosione costante di tutto rispetto.

La preoccupazione dei birrifici industriali è evidente se si pensa a quanto accaduto durante il Super Bowl 2015, l’evento sportivo più importante negli Stati Uniti, dove la Budweiser ha trasmesso durante l’intervallo uno spot che derideva i bevitori di birre artigianale, dipingendoli con i peggiori luoghi comuni. Negli Stati Uniti la quota di mercato delle birre craft è pari al 20% quindi capisci che qualcosa devono pur fare. 

Recentemente hai ottenuto un grande riconoscimento ovvero la medaglia d’oro nella categoria Saison al Barcelona Beer Challenge parlaci di questa esperienza. 

Emozionante! Per me il Barcelona Beer Festival è ormai una tappa fissa da alcuni anni da appassionato prima, come produttore ora, e quando ho saputo che, quest’anno, gli organizzatori hanno promosso un concorso al suo interno, il Barcelona Beer Challenge, ho subito deciso di concorrere. Diciamo che sono andato a bere birre provenienti da tutto il mondo, e, già che c’ero, mi sono portato a casa un premio prestigioso, la medaglia d’oro nella categoria saison con la mia Bagonki. L’emozione è stata ancora più grande visto che ero circondato da mia moglie, i miei amici più cari nel mondo birraio e molti colleghi che stimo. 

Tra l’altro sei arrivato davanti a un birrificio spagnolo molto conosciuto come Guineu e alla storica Brasseria St-Feuillien fondata nel 1873. Questo ti deve avere inorgoglito ancora di più. 

Tantissimo, pensa che sono rimasto in graduatoria nella classifica finale come birraio belga per qualche giorno!

Mi è un po’ dispiaciuto, però, che alla notizia non sia stato dato un gran risalto dai media regionali e dalla carta stampata. Rimane la soddisfazione per aver vinto e per vedere che la mia birra inizi ad essere conosciuta non solo in Sardegna.

In Sardegna sono presenti 35 birrifici, cosa pensi del movimento birraio sardo? Si sta cercando di creare una sinergia fra i vari birrifici in modo da esportare il marchio Sardegna?

Provenendo dal mondo delle Associazioni, ero vice presidente di Fermento Sardo, in tutto questo tempo ho visto una grande crescita dei birrifici sardi e mi rendo conto che sta veramente cambiando qualcosa. Esistono molte più sinergie, si collabora, si scambiano informazioni e idee e ci si aiuta tra colleghi, a volte persino scambiandoci le materie prime per risolvere qualche intoppo che può capitare nel recapito delle forniture. E’ auspicabile sviluppare ulteriormente la collaborazione tra noi, consorziandoci e sfruttando a nostro vantaggio quest’unione. Credo ci sia veramente la possibilità di esportare tutti insieme il marchio Sardegna.      

Cosa dovrebbe prendere il mondo del vino dalla birra e viceversa?
Il vino è un mercato consolidato, quello della birra è ancora molto giovane e ha molto da imparare dal primo, anche se non mi dispiacerebbe che la birra godesse di pari trattamento nella tassazione, dato che la disparità delle accise applicate ai due prodotti è ancora abbastanza importante. 

Quali sono i tuoi progetti futuri? Parteciperai a breve ad altri festival regionali o nazionali? 

Certo, i festival sono linfa vitale, soprattutto nel periodo primaverile ed estivo, permettono di vendere, di farti conoscere e di far provare il tuo prodotto. A breve avrete sicuramente news in merito. 

Se dovessi scegliere una delle tue birre che ti rappresenta di più quale sceglieresti e perché? 

Barrosa, perché è una pils facile da bere ma ha il carattere che piace a me, e un bell’amaro ruspante. Diciamo che è la birra che a me piace bere. 

E se dovessi scegliere una birra che per te abbia avuto un significato particolare? 

Ricordo con affetto una birra che bevevo al Merlo (storico pub cagliaritano) quando ero ragazzino, nel 1986; si chiamava Bjorne Beer, la birra dell’orso, che accompagnavo con il panino Paganini il tutto per la modica cifra di 3900 lire… Altri tempi! 

Un ringraziamento a Graziano per la sua disponibilità, siamo sicuri che sentirete ancora parlare di lui e di Scialandrone! Salute!

Per saperne di piu
birrascialandrone.strikingly.com

Stefano Serci
Le Strade della Birra.com Founder
indietro

COMMENTI

Ricerca birra o birrificio

Cerca

Sangermano18 è su Le Strade della Birra

29 Maggio 2017

Questo sito non può rappresentare una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinità. Pertanto non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7 marzo 2001. La redazione dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata, e saranno comunque sottoposti a moderazione.

© 2015 Stefano Serci - P.IVA 03436280923 - Tutti i diritti riservati.