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Intervista ad Alessandro Melis e Gianmichele Deiana del Birrificio Mezzavia

Quando con alcuni amici homebrewers abbiamo deciso di costituire l'associazione Brasseria dei Giudicati, uno degli obiettivi che ci siamo posti è stato quello di uscire dal nostro laboratorio per tentare di instaurare una connessione con i professionisti del settore. Una delle prime (e pochissime) persone che ci ha preso sul serio è stato Alessandro Melis del Birrificio Mezzavia. Sono state tante e varie le occasioni nelle quali abbiamo avuto modo di confrontarci con lui. Quando gli abbiamo chiesto di rilasciarci un intervista per raccontarci un po' la storia del suo progetto e delle sue birre, la risposta è stata scontata.

Partiamo dall'inizio. Come nasce la vostra passione per la birra?

Alessandro: Da adolescente ero affascinato dalla miriade di etichette di birra, tutte diverse tra loro e ognuna con la sua particolarità. La mia attuale compagna era solita regalarmi birre "strane" con le quali ho scoperto questo mondo sconfinato e decisamente coinvolgente! Ai tempi già frequentavo la birroteca "al merlo parlante", dove avevo la possibilità di scoprire birre belghe, successivamente inglesi e americane. Insomma sono rimasto incantato e rapito da tutto ciò, e lo sono tuttora!

Gianmichele: Partiamo da un sacco di tempo fa, allora, visto che ho iniziato a bere birre non commerciali a 15 anni...Comunque il primo contatto avvenne grazie a mio zio, apprezzato enologo e recentemente scomparso, che mi regalò un paio di casse di birre belghe, regalo - mi disse - di un suo amico che viveva in Belgio e a cui aveva mandato dei vini: "Bevile tu, se vuoi, a me non piacciono". Le birre erano conservate nella cantina di mio nonno, in paese, e ogni volta che con la mia famiglia andavamo lì io me ne prendevo alcune bottiglie per portarle a casa e berle con calma. C'erano robe assurde, trappiste, acide, saison e oud bruin. Una che ricordo in particolare era una Rodenbach, con la bottiglia anonima involta in carta e pressochè - per i miei gusti del tempo - imbevibile... Poi, nello stesso periodo (siamo nell'84), iniziai a frequentare "Il merlo parlante", che a quel tempo era parecchio diverso da come è oggi: fumosissimo, con una clientela molto alternativa e assolutamente attraente per un liceale di quell'età. Ricordo un menu che sembrava un libro, un bel po' di birre inglesi alla spina (John Courage, Allsopp's, Batemans etc etc) e un publican (Efisio) di poche parole...

Raccontateci come nasce il progetto Mezzavia, cominciando dal nome.

Alessandro: Il progetto Mezzavia nasce nel 2012 dall'incontro di me e Gianmichele Deiana. Gianmichele veniva da una esperienza lavorativa come libraio in una nota libreria di Cagliari, io invece ero alla fine del mio percorso di studi in ingegneria meccanica, e nel fior fiore della mia "carriera" da homebrewer. Le birre che producevo in casa (dal 2005) avevano già avuto diversi riconoscimenti in concorsi nazionali dedicati agli homebrewers; ricordo con piacere che uno dei massimi esperti di birra in Italia - Lorenzo Dabove in arte Kuaska - durante una premiazione ad un concorso homebrewer (Villaggio della birra 2011: blanche arrivata 2a, Biere de garde arrivata 4a) mi "investì" pubblicamente invitandomi a intraprendere il prima possibile la carriera da birraio. Al tempo non la presi seriamente..
L'idea era - ed è - quella di dare vita ad un birrificio che producesse birre equilibrate e con un alto profilo qualitativo, birre che potessero trovare spazio nella ristorazione e nei locali in cui è presente del buon cibo, e più in generale nel bicchiere del semplice appassionato, il tutto con un approccio serio e professionale, ma allo stesso tempo semplice e non impostato.

I punti di forza del progetto sono le birre, caratterizzate da un filo conduttore che è l'equilibrio (che rappresenta la mia cifra stilistica, birrariamente parlando); a queste bisogna aggiungere la peculiarità della compagine sociale, con le due diverse personalità professionalità e competenze, e infine - cosa molto importante - la visione della birra comune a entrambi i soci. La birra per noi deve essere un qualcosa di buono e ben fatto, godibile. La birra non deve essere la protagonista, ma bensì la compagna di una serata, di una occasione di incontro, di un barbecue con dei buoni amici; deve avere anima socializzante, deve essere presa per quello che è: semplicemente birra (da qui il nostroclaim "just good beers")! Nelle righe di una poesia di Umberto Saba, che recita "e della birra mi godo l'amaro - seduto del ritorno a mezza via - in faccia ai monti annuvolati e al faro." abbiamo trovato la parola chiave, Mezzavia appunto, che racchiude e riassume tutti questi concetti.
Il progetto ha poi attraversato una fase esecutiva, con la richiesta di due finanziamenti (siamo stati testardi e li abbiamo ottenuti entrambi) e la realizzazione di quanto progettato da noi stessi nel business plan. Devo dire che è stato tutto in salita, ma avevamo le idee molto chiare e un forte consapevolezza del progetto.



Percorriamo la storia di Mezzavia attraverso le birre di Mezzavia. Quale è stato il percorso creativo che vi ha portato dalla Nautilus fino alla Malacoda?

Alessandro: Le birre che produciamo attualmente in birrificio nascono dalla mia precedente esperienza casalinga. Sono ricette fatte principalmente per il mio gusto personale, e che per fortuna rispecchiano il gusto del mio socio e infine quello dei consumatori. Nel mio caso il percorso creativo di una birra è il seguente: tutto nasce da una percezione di un gusto, l'idea poi gironzola in testa per un tempo indeterminato (a volte mesi) per poi arrivare a materializzarsi completamente. In quel momento visualizzi la birra, e quasi ne senti il profumo e il gusto! A quel punto segue una fase meramente tecnica, di progettazione della ricetta e del processo produttivo; quest'ultima fase impiega pochi giorni. Nello specifico, Lunamonda è nata in casa come blanche in stile, per poi affinarsi e rendersi più beverina e dissetante, secondo il gusto mio..e delle donne di casa ;-)

Merìdie ha avuto origine in una blonde homebrewed che feci in casa nel 2007, in seguito alla mia passione per le blonde moderne, come la Taras Boulba e la XX Bitter. Quello stesso anno mi venne regalato del luppolo Marynka che utilizzai - come altri homebrewers - per le mie produzioni casalinghe ottenendo come risultato una blonde con un amaro deciso e secco, da bere a litri. Quella idea di blonde è stata la base da cui si è sviluppata la Merìdie, che peraltro oggi non prevede più l'utilizzo del luppolo Marynka, a mio parere troppo terroso e con un aroma di cedro troppo spiccato.

Gare de Roubaix è la nostra biere de garde molto sui generis: la versione casalinga nacque come ricetta presa pari pari dal ricettario di mr. malt, da cui tutti gli homebrewers attingono per i primi esperimenti; quella birra si è poi evoluta col tempo ed è cambiata radicalmente. Ci ho messo dentro il maltato tipico delle birre francesi, con in più una nota "nutty" che strizza l'occhio alle altbier tedesche, e una sfumatura alcolica che ricorda un po' le doppelbock.

Nautilus invece è nata così: volevo esprimere in una birra una gamma di profumi a me molto cara, il profumo del tipico fine pranzo natalizio. Immaginate il momento del caffè, a tavola agrumi e frutta secca come noci prugne e fichi, cioccolato, panettone e dolci sardi (pabassinas e pan'e saba). Quella è stata la percezione da cui è nata Nautilus.

Malacoda è nata come tripel canonica alla quale ho dato meno secchezza e più corpo, e luppolatura abbondante di luppoli inglesi e tedeschi. La prima versione che feci in casa aveva 7,5% vol., una gradazione un po' bassa per lo stile, ma che dava sicuramente una marcia in più in termini di facilità di bevuta. Ho tenuto praticamente tutto di questa ricetta. Line-up è nata come pale ale in stile UK/US. Nelle versioni casalinghe ho usato luppoli di diverse varietà, senza mai trovare una versione definitiva; ho pensato di riproporre questo concetto anche in birrificio, proponendo quindi una luppolatura "dinamica" diversa da lotto a lotto. Piccola parentesi: questa birra negli ultimi mesi era introvabile, poichè abbiamo affrontato una carenza di prodotto che ci ha messo un po' in crisi, e mio malgrado ho dovuto fermarne la produzione per dare spazio alle altre birre. Nel prossimo mese riusciremo a tornare a galla - grazie all'ampliamento di impianto appena effettuato - e rimetteremo in pista la nostra fresca Line-up ;-)

Per finire c'è Resoa, birra che produciamo per Sapori di Sardegna. Questa ricetta è nata in birrificio, prendendo spunto da esperimenti passati casalinghi. » una sorta di american wheat, quindi una birra al frumento luppolata all'americana. » stata una bella scommessa, perchè interpretare una collaborazione e tradurla in birra non è semplice. Ho pensato quindi a un qualcosa che avesse del frumento, che ricordasse un po' la tradizione agricola sarda, e che conferisse una certa torbidità al prodotto finito. Ho pensato poi ad una luppolatura briosa e internazionale, smart, che mi ricorda tanto l'approccio entusiasta e socievole dei ragazzi di Sapori di Sardegna, e soprattutto dei loro clienti diretti: il risultato è Resoa, birra del quale mi ritengo pienamente soddisfatto!



Non ho mai bevuto una birra Mezzavia. Da quale devo partire? E poi come vado avanti sino a chiudere il giro?

Alessandro: Se non hai mai bevuto Mezzavia, puoi eseguire una degustazione in verticale di grado alcolico. Attualmente la gamma è progettata secondo un criterio che consente di degustare le birre in ordine di grado alcolico e contemporaneamente di intensità di sapori e aromi. Si inizia da Lunamonda, birra "entry level" che gioca sul fruttato e sulla semplicità. Si sale col grado e con l'amaro e arriva Meridie, una blonde moderna in cui l'amaro è l'elemento caratterizzante, accanto al mielato dei malti tedeschi. Saliamo di un grado alcolico e c'è Gare de Roubaix, che ha un amaro simile alla precedente ma è bilanciato dai malti caramello e da un mielato molto più evidente; il corpo e il maltato sono i protagonisti di questa birra. Saliamo ancora di un grado alcolico e ci ritroviamo di fronte a Malacoda, una golden strong ale dove il mielato del malto chiaro e l'amaro dei luppoli nobili tedeschi prendono per mano la nota etilica e fanno il giro-giro-tondo tutti insieme :-) Si chiude con Nautilus, avvolgente e morbida, alcolica, una "coccola" come l'ha definita qualcuno, dove malto luppolo e lievito cantano in coro, con voce imponente ma contenuta. Con i suoi 9,5% vol. siamo al capolinea.
Diciamo che la gamma, così come è strutturata ora, è pensata per accompagnare un pasto dall'aperitivo al dolce, secondo una comune filosofia che è rappresentata dall'equilibrio e dall'eleganza. 

La bottiglia e l'etichetta non sono solo un involucro. Corretto?

Alessandro: La bottiglia in un certo qual modo lo è, perchè deve rispettare alcuni parametri tecnici importanti: abbiamo scelto una bottiglia standard, facilmente reperibile e sempre disponibile nelle fabbriche di vetro. Abbiamo scelto un peso il più possibile ridotto, ma che consentisse la tenuta della pressione e una bassa percentuale di rotture, e conseguentemente una ottimizzazione del peso delle spedizione e dello spazio occupato sulle misure standard dei pallet. Tra tutte, abbiamo optato per una bottiglia classica da spumante, usata dalla maggior parte dei birrifici artigianali e dalle cantine che producono spumanti.
L'etichetta, e in generale l'aspetto estetico della bottiglia, è importante per diversi motivi legati al marketing: primo tra tutti, la capacità di comunicare informazioni relativamente al contenuto e al carattere della birra.

Gianmichele: La bottiglia e l'etichetta sono uno dei veicoli principali di diffusione di un marchio, sia esso di birra, vino o di altri prodotti, e meritano in fase di pianificazione moltissime attenzioni. Bisogna trovare l'equilibrio tra esigenze tecniche e logistiche ed esigenze estetiche. Se sono un consumatore che non conosce il prodotto e non ha tempo di dedicarsi a reperire informazioni su questa o quella birra finisco per basarmi sull'etichetta che mi comunica più sensazioni, sul nome che trovo più evocativo. Poi, e solo poi, viene l'assaggio, che deve continuare a legare (con la sua qualità ed originalità) quel consumatore a quel prodotto. Da qui l'esigenza di creare un packaging che fosse distinguibile, avesse family feeling, fosse poco "vinoso" e poco classico birrariamente parlando (niente spighe incrociate, botticelle e luppoli cascanti, per intenderci).

Per fare ciò abbiamo dapprima identificato i nomi, legati indissolubilmente a quelle birre, a ciò che volevamo comunicare, a ciò che contenevano le bottiglie; poi ci siamo affidati ad una grafica che riuscisse ad interpretare in maniera originale e esteticamente accattivante le nostre idee. La scelta è caduta su Paola Orione e sull'agenzia Casavisual, con al quale abbiamo avviato una collaborazione che - partendo dal logo - prosegue ancora oggi. Ovviamente contenitore e contenuto devono sempre andare di pari passo: una ottima birra in un pessimo packaging è perdente quanto una birra pessima in un packaging stellare... 

Nella guida Slow Food del 2017 sono recensiti 512 birrifici e 2.708 birre. Solo una parte della realtà italiana. Mezzavia guadagna due "Grande Birra", rispettivamente per Nautilus e per Gare De Roubaix. Quale è il segreto per emergere in questo oceano?

Alessandro e Gianmichele: Fare qualità, con costanza, per avere un prodotto che sappia parlare per sè. Ma non solo: in questo mare magnum di birrifici e beerfirm è opportuno muoversi anche nel mercato e nell'ambiente birrario con gli stessi criteri: qualità, coerenza e trasparenza nei rapporti commerciali, chiarezza ed onestà nella comunicazione.

Cosa significa oggi essere produttore di birra artigianale (nel bene e nel male)?

Alessandro: Da un punto di vista "sentimentale", significa fare il lavoro che amo, e quindi in un certo senso non lavorare. » sicuramente stimolante e impegnativo, e con un certo tasso di competitività (quella buona eh) che ti spinge al miglioramento continuo e che rende il tutto più frizzante e appassionante.
Fare il birraio è un lavoro faticoso e fisicamente logorante, e spesso non conosce festività. 
Dal punto di vista prettamente imprenditoriale, produrre birra significa possedere e mettere in opera capacità trasversali, che vanno dalla gestione di un impianto di produzione alla gestione economica, passando per la comunicazione aziendale e per i rapporti col cliente e con gli appassionati. Nulla è lasciato al caso, almeno qua da noi. Come ogni lavoro ha le sue problematiche e i suoi impicci, ma finora per noi non si sono rilevati un problema.

Gianmichele: essere oggi un produttore di birra artigianale significa impegnarsi ogni giorno per far capire cosa ci sia dietro la piccola realtà di un birrificio artigiano. Una realtà fatta di impegno, sacrificio, ricerca dell'eccellenza, cura (ne senso più ampio del termine). Significa confrontarsi con un mercato talvolta anarchico e caotico, avere a che fare con con clienti che non capiscono il valore e il costo della qualità. Ma significa anche incontrare un sacco di belle persone che sono contente quando bevono la nostra birra, e questa soddisfazione ripaga le piccole imperfezioni di certe giornate storte. 

Brooklyn Brewery ha stretto una partnership esclusiva con Carlsberg, AB InBev acquisisce il birrificio belga Bosteels. Anche Birra del Borgo cede alle avances di Anheuser-Busch. Cosa sta succedendo?

Gianmichele: La grande industria birraria ha messo in atto da diversi anni una serie di politiche di acquisizione mirate ad accaparrarsi alcuni marchi craft mediante i quali controllare e guidare il gusto dei consumatori nella direzione che ritiene più redditizia. » una politica diffusa e con una visione a 360∞, che riguarda il settore homebrewing, i birrifici USA ma non solo, i birrifici di dimensioni importanti ma non solo, le birre prodotte dalle grandi industrie. Inoltre l'approccio comunicativo delle multinazionali del settore mira a scimmiottare i marchi craft per interessare quel pubblico spaventato dai costi e dal gusto di molte birre artigianali o ancora affezionato alle birre commerciali ma incuriosito da questa nuova tendenza. Così nascono birre industriali con 20 luppoli, così prendono forma e si espongono i birrai finora sconosciuti (chi ha mai visto in faccia fino ad ieri il mastro birraio Heineken o Ichnusa??), così nascono le birre legate al territorio, prodotte con improbabili ingredienti solo per confondere i consumatori e dar loro un'idea di artigianalità. Sono tutte operazioni che hanno un solo obiettivo: combattere una guerra commerciale contro quei Davide che iniziano forse a diventare fastidiosi e farli entrare - a suon di soldi - nell'esercito di Golia. 

Cosa pensate del movimento birraio sardo?

Gianmichele: Premesso che mi sfugge la definizione di "movimento birrario sardo" vedo la scena brassicola isolana molto vivace, con alcuni birrifici che lavorano molto bene e che infatti riscuotono consensi e riconoscimenti. Purtroppo - c'è sempre il rovescio della medaglia - molti altri birrifici non nascono con un piano aziendale serio, ma si buttano a capofitto nel mercato senza dare adeguata importanza alla qualità delle birre e alle competenze che un birraio deve avere. Faccio un parallelo con il mio passato lavorativo, quando leggevo dei manoscritti che mi venivano sottoposti per un giudizio e io pensavo, pagina dopo pagina "Ma questo qui ha mai letto un libro decente? E se l'ha fatto, come fa a non rendersi conto che il suo non potrà mai esserlo?". Fare birra è facile, farla bene molto meno, farla sempre bene difficilissimo. E in un mercato come quello di oggi, con tanti attori e tanta scelta o si punta sull'eccellenza o si tira a campare navigando a vista. In questo senso manca un po' di umiltà e lungimiranza...

Alessandro: Concordo con quanto sostenuto da Gianmichele. 

Cosa pensate del movimento birraio italiano?

Alessandro: Ho una opinione simile a quella del mercato sardo. Aggiungerei che quello nazionale, per certi versi, è un po' più viziato dal punto di vista del gusto; per il resto, è sicuramente molto più frenetico e variegato. 

Una birra sarda (non Mezzavia) e un birraio sardo (non Alessandro Melis)?

Alessandro: Nicola Perra (nonostante sia un concorrente), per la preparazione tecnica e la visione imprenditoriale. Come birra la Macca Meda, per il matrimonio tra malti caramello e luppoli agrumati.

Gianmichele: David Hemstock, del birrificio inglese RAW :-). David è un sardo d'adozione, viene spesso nell'isola, alla quale è legato da un rapporto speciale, e fa una porter fenomenale. Chissà che più avanti non decida di lasciare le brumose midlands per trasferirsi al sole... 

Una birra italiana (non sarda) e un birraio italiano (non sardo)?

Gianmichele: Agostino Arioli, per l'esperienza, la preparazione tecnica e la cifra stilistica delle sue birre (anche se due anni fa mi ha dato dell'hipster, e questo non glielo perdonerò mai...:-) ). Personalmeente ne apprezzo anche il suo restare un po' in disparte, senza fare a tutti i costi la primadonna. Tra le sue birre senza dubbio la Nigredo, una sinfonia di tostature all'insegna della bevibilità.

Alessandro: Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani, per la loro bravura e creatività unite alla forte simpatia e umiltà. Fleur sofronia, per l'idea e per la birra in sè. A dirla tutta nominerei anche io Arioli per gli stessi motivi elencati da Gianmichele. Ah, quando Arioli ha dato dell'hipster a Gianmichele, io ero d'accordo con lui :-P 

Una birra non italiana e un birraio non italiano?

Alessandro: Laurent Agache (Cazeau), per la tecnica e l'approccio a questo mondo. Tournay noir, per l'equilibrio dei malti tostati.

Gianmichele: conosco personalmente pochi birrai non italiani, sulla persona glisserei con doppio avvitamento... Per quanto riguarda la birra guardo oltremanica, verso la pale ale del birrificio Meantime. Anche se non è un micro ma ha dimensioni notevoli (oltre ad essere di proprietà di AB Inbev, per tornare anche alla domanda di prima...) è una birra che bevo volentieri e senza troppi pensieri. 

Come a scuola, una domanda a piacere...

Alessandro: Basta con ste domande! Che birra ci beviamo? ;-)

Un aspetto sottovalutato della birra artigianale (domanda di Gianmichele n.d.r.)

Gianmichele: l'uso in cucina. La birra artigianale è un ottimo alleato per chi - come il sottoscritto - si diverte ai fornelli. Può essere utilizzata in svariati modi, come ingrediente o come coadiuvante, ed è capace di stupire per versatilità e sapore. Può essere usata per marinare, sfumare, stufare, aromatizzare; si può ridurre, aggiungere ad una salsa, gelificare e - naturalmente - bere mentre si spignatta in allegria! 

Per finire. Alessandro, sappiamo che prima di essere Mr. Mezzavia sei stato homebrewer. Fai ancora birra in casa?

Non più ormai. Mi piacerebbe fare qualcosa di particolare e atipico, ma ormai ho cambiato casa e non ho gli spazi. In birrificio la produzione è praticamente bloccata, e non c'è tempo per gli esperimenti.

Vuoi dire qualcosa agli homebrewers di oggi? 

Sì! Ritengo che gli homebrewers siano la "specie" più bella di hobbysti, e per questo devono essere salvaguardati. Sono parte del mondo della birra artigianale, guidano sapientemente il gusto di amici e parenti, insegnano a bere e fanno sana divulgazione; una sorta di ambasciatori del mondo craft!

Quello che vorrei dire loro è semplicemente di fare quello che ho fatto io ai miei tempi: fate birra, bevete birra, condividete le vostre produzioni e le informazioni senza mai perdere l'umiltà, e pensate solamente a godervi il divertimento di quest'hobby..e poi chissà ;-)

Grazie ragazzi per la disponibilità, ci vediamo prestissimo in birrificio!  

Maggiori informazioni
www.birramezzavia.it
Scheda Mezzavia su Le Strade della Birra

Nicola Serra
Beer Writer
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